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Il Caso GEA, caccia al cecchino – Approfondimenti tecnici

Ne “Il caso GEA, caccia al cecchino”, i personaggi adoperano alcuni modelli di fucile specifici per lo sniperaggio, e ne vengono descritte le performance balistiche.

In questo succinto approfondimento esamineremo le particolarità tecniche dei vari modelli citati nel romanzo.

Premessa.

Anzitutto occorre distinguere il tiro sportivo di precisone a grande distanza (long range), dall’attività di cecchinaggio, o del suo contrasto, da parte di militari o appartenenti alle forze dell’ordine.

Le armi adoperate nel tiro sportivo si propongono unicamente di ottenere la massima precisione, senza considerare un loro reale uso “sul campo”. Salvo particolari gare agonistiche riservate ai cacciatori, i fucili adoperati in queste specialità sono spesso delle vere e proprie macchine balistiche, incredibilmente precise, ma delicate, e bisognose di una continua accurata manutenzione, e quindi inadatti a un uso militare. Anche i calibri sono studiati per ottenere la massima precisione, senza tener conto delle doti di balistica terminale.

Il fucile di uno sniper deve essere preciso, potente, robusto, e, entro certi limiti, facilmente trasportabile.

In relazione allo scenario prevedibile, i modelli/calibri varieranno parecchio.

Alcuni tra i calibri più usati.

Per uso di polizia, in un ambiente urbano, o per uso militare di reparto, il calibro attualmente più adoperato è il 308 Winchester, equivalente civile del 7,62 NATO.

La sua precisione, in armi specifiche per il tiro di precisione, è eccellente, e il range di utilizzo arriva a 600-800 metri, ma, specie alle distanze maggiori, risulta carente nei confronti delle protezioni balistiche e con tempi di volo (il tempo necessario al proiettile per raggiungere il bersaglio), calo di traiettoria (variazione verticale del punto di impatto) e di potenza residua, accentuati.

Altro calibro usato è il 300 Winchester Magnum, che, in armi dal peso e ingombro sovrapponibili al 308, allunga il tiro utile su bersagli scarsamente protetti fino a oltre  1.000 metri, e assicura traiettorie più tese, tempi di volo minori, ed energia residua maggiore.

Il 338 Lapua Magnum, il calibro adoperato nel romanzo da Lupo grigio, progettato nel 1989, è nato allo scopo di dotare i tiratori scelti militari di fucili in un calibro, preciso e potentissimo, che permettesse loro di colpire bersagli oltre i 1.500 metri, con capacità di penetrare protezioni balistiche personali a più di 1.000 metri. Le armi che lo camerano sono solo un po’ più pesanti e ingombranti di quelle in 308. È stato usato con successo nel conflitto Afgano e nella guerra in Iraq.

Il 416 Barrett, citato nel romanzo, è il calibro più potente consentito in Italia nei fucili Barrett, sia semiautomatici (M82A1) che a otturatore girevole scorrevole, cioè a colpo singolo (M95). Nato da una riduzione del più potente 50 BMG, è da molti preferito a quest’ultimo per la sua traiettoria più tesa, minore tempo di volo e mantenimento dell’energia cinetica a distanze estreme (oltre 2.000 e fino a 3.000 metri). Come il calibro maggiore, è stato studiato per essere usato in fucili estremamente pesanti e ingombranti (vedi successiva nota sulle carabine Barrett e simili) con scopi anti-materiali, cioè, distruzione di  postazioni radar, camion, elicotteri o aerei a terra. L’estrema potenza lo rende anche adatto a colpire bersagli umani protetti (autovetture blindate, sniper avversari protetti da muri di cemento ecc.)

Il 50 BMG (Browning Machine Gun) o 12,7×99 NATO, calibro in Italia riservato ai soli militari, è nato per essere adoperato sulle mitragliatrici pesanti in dotazione agli eserciti occidentali, e solo successivamente, all’inizio degli anni ’80, è stato camerato per fucili anti-materiali. La possibilità di usare cartucce speciali, come le Raufoss MK 2011, che sono contemporaneamente perforanti, incendiarie ed esplosive, rendono questi fucili adatti a distruggere mezzi blindati, aerei ed elicotteri.

Prestazioni balistiche a confronto.

Calibro                                 Peso palla (grani)           Velocità iniziale                                Energia iniziale

7.62 NATO (308 W.)                     150                           860 metri/secondo                                3.500 J.

300 Win. Magnum                        180                           936 m/s                                                     5.100 J.

338 Lapua Magnum                      250                           910 m/s                                                     6.600 J.

416 Barrett                                      400                           960 m/s                                                   11.900 J.

50 BMG                                           800                           908 m/s                                                   18.900 J.

i consideri che una cartuccia calibro 9 Parabellum, in dotazione alle Forze dell’Ordine, sparata da una Beretta M 92, possiede un’energia iniziale di circa 500 Joule.

I fucili degli sniper.

 La prima grande distinzione delle armi da sniper è quella tra i fucili semiautomatici e quelli a colpo singolo.

I primi, privilegiano un maggiore velocità nella ripetizione dei colpi, in quanto il riarmo del proiettile avviene automaticamente a seguito dello sparo, col prelievo della cartuccia dal caricatore senza alcun intervento del tiratore. I secondi, hanno una cadenza di fuoco inferiore, perché, ad ogni sparo, il tiratore deve agire manualmente sull’otturatore (girevole e scorrevole) per prelevare la cartuccia successiva dal caricatore e armare il percussore. In compenso, questi ultimi godono di una maggiore precisione.

Una successiva distinzione è tra le carabine adatte a tiri entro i 600 – 1.000 metri con obiettivi c.d. “morbidi”, come ad esempio gli esseri umano privi di protezione antibalistica di medio/alto livello (vedi capitolo sulle auto blindate), quelle più performanti, adatte a tiri fino ai 1.500 metri, e in grado di penetrare protezioni di medio livello, e quelle destinate alla distruzione di materiali e attrezzature, che hanno un tiro utile superiore ai 2.000 metri.

Nel romanzo, le armi “leggere” non sono presenti, ma, per completezza, ne cito qualcuna tra le più apprezzate: Remington M40 (in dotazione ai Marines USA), e M700 (in dotazione a varie SWAT statunitensi), lo Steyr SSG08 e SSG69, e L’Accuracy International Arctic Warfare (in dotazione all’esercito e polizia inglese), tutti in calibro 308, e con funzionamento a otturatore girevole-scorrevole; M21 (dotazione esercito USA) calibro 308 semiautomatico; M24 RSWS M (dotazione USA), semiautomatico calibro 300 Winchester Magnum.

Passando a quelle citate nel libro, troviamo:

Il Sako TRG M10, adoperato da Lupo grigio, è un moderno fucile con funzionamento a otturatore girevole-scorrevole, nato da uno sviluppo delle varianti del TRG-22 e TRG-42 con calcio pieghevole e chassis alleggerito. È disponibile, oltre che nel 338 Lapua Magnum (la versione usata nel romanzo), con caricatore da 8 colpi, anche nei calibri 300 Winchester Magnum, e 308 Winchester. Nel calibro maggiore, senza mirino telescopico, pesa 6,5 chili, e misura circa 1,2 metri di lunghezza.

Il Barrett M99 è un fucile di precisione anti-materiale con funzionamento a otturatore girevole-scorrevole. Nato in calibro 50 BMG, nella versione in 416 Barrett, disponibile anche ai civili, pesa 11,4 chili senza mirino telescopico, è lungo circa 1,28 metri. Nel calibro maggiore, nel 2011, ha stabilito il record mondiale di precisione a 1.000 yards (914,4 metri).

Il Barrett M82A1 è un fucile semiautomatico in calibro 50BMG, attualmente in dotazione a numerosi eserciti e polizie di tutto il mondo, tra cui, in Italia, al Reggimento San Marco, al Reggimento d’assalto paracadutisti Col Moschin, e al G.I.S. dei Carabinieri. È da poco disponibile anche sul mercato civile in calibro 416 Barrett. Pesa, scarico e senza mirino telescopico, 13,6 Kg, ed è lungo 1,45 metri. Dispone di un caricatore da 10 colpi. Il tiro utile è di 1.800 metri, anche se teoricamente è in grado di superare i 2.200 metri. Meno preciso del M82, vanta però una cadenza di fuoco (numero di colpi al minuto) teorica almeno dieci volte superiore.

Mirini telescopici e accessori.

Un breve cenno meritano le ottiche da abbinare ai fucili di precisione, accessorio fondamentale per poter effettuare tiri a lunga distanza.

Anche per questi oggetti, vale quanto precisato per le carabine, e cioè, la distinzione tra quelli usati in gare sportive, e quelli destinati alla caccia o al cecchinaggio, che, a scapito di prestazione leggermente inferiori, assicurano la necessaria robustezza per un uso spesso assai rude.

La necessità di dover effettuare tiri a distanze molto differenti (da 100 a oltre 1.000 metri), impone l’uso di ottiche a ingrandimento variabile (equivalente agli obbiettivi zoom in fotografia), che, con l’aumentare degli ingrandimenti, diminuisce la zona inquadrabile nel mirino.

Fattore di estrema importanza è la luminosità dell’ottica, il tipo di reticolo (quello proposto nei film è sempre a croce con le barre di uguale spessore, che però, nella realtà, è poco usato), e la finezza nella regolazione, necessaria per compensare la caduta nella traiettoria del proiettile, l’effetto del vento, e quello di Coriolis (dovuto alla rotazione terrestre).

I modelli vengono indicati in base al fattore di ingrandimento, con la sigla “x”, e il diametro della lente anteriore in millimetri. Così, ad esempio, un’ottica descritta come 4-28×56, rappresenta un variabile tra 4 e 28 ingrandimenti, con una lente da 56 mm.

Tra gli altri strumenti necessari per lo sniperaggio, oltre all’ormai onnipresente bipede di appoggio, ci sono i telemetri laser, per calcolare l’esatta distanza del bersaglio, l’anemometro per verificare la forza del vento, e il barometro per conoscere la densità dell’aria, tutti elementi che, soprattutto nei tiri a lunga e lunghissima distanza, evitano clamorose padelle (il punto di impatto può variare di parecchie decine di centimetri e arrivare anche a qualche metro). Attualmente sono disponibili delle centraline balistiche computerizzate che accorpano più strumenti e forniscono lo scostamento del punto di impatto, agevolando il tiratore.

Il freno di bocca è solitamente fornito di serie. Questo accessorio, deflettendo i gas dell’esplosione, produce un effetto Jet che contribuisce a limitare l’impennamento, e parzialmente anche il rinculo, altrimenti poco gestibili, specie nei calibri più potenti.

Il soppressore di suono, serve invece a moderare la traccia sonora dell’esplosione della cartuccia, cioè il botto all’uscita della canna (nulla può contro il “bang” prodotto dal proiettile che supera la velocità del suono), e si rende necessario per impedire una facile identificazione della posizione del tiratore, sempre più spesso affidata a rilevatori automatici.

Le autovetture blindate

 Nel romanzo si fa cenno a una Range Rover modello Sentinel che attualmente rappresenta il top delle auto blindate della famosa marca automobilistica.

Il livello di blindatura degli autoveicoli civili è catalogato applicando degli standard internazionali, quello più adoperato è il VR (Vehicle Resistance) che si compone di 9 classi (da VR1 a VR9).

Ad esempio, un’auto VR4 è in grado di resistere a colpi di armi da fuoco sparati da pistole e revolver e mitragliette (9 parabellum, 357 Magnum, 44 Magnum, ecc.) ed è adatta a proteggere da attacchi da parte della malavita comune.

La citata Range Rover Sentinel è una VR8, in grado di arrestare proiettili di M16 (5.56 NATO), Kalashnikov (7,62×39), 7,62 NATO (7,62×51), e 7,62x54R (SVD Dragunov).

Tuttavia, nemmeno le rarissime auto con omologazione VR9 (Audi 8 AL Security) possono fermare proiettili calibro 50 BMG.

Solo mezzi militari corazzati (paragonabili a un livello 13 e oltre), travestiti esternamente da autovetture, come la Cadillac One del Presidente degli USA (costo stimato 16 milioni di dollari), sono in grado di opporsi efficacemente a questo tipo di proiettili.

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